Il Nevaio

Durante la tarda primavera e per tutta l’estate, conservare il ghiaccio era essenziale per la vita quotidiana nelle residenze collinari. A Tabiano, il cosiddetto nevaio (o ghiacciaia) rappresentava una risorsa preziosa per la conservazione di alimenti deperibili come burro e latte durante i mesi estivi, ma il ghiaccio serviva anche in ambito sanitario, ad esempio per curare dolori e infiammazioni, o per abbassare la febbre.

Il nevaio del Castello si trova proprio sotto il roseto pensile, in uno stanzone di pietra, chiuso, senza finestre, parzialmente incassato nel terreno e orientato a Nord per garantire isolamento e oscurità. Due aperture ne regolavano il funzionamento: una in alto, attraverso la quale veniva introdotta la neve, e una laterale per l’accesso dei carri e per il controllo dello spazio interno. All’arrivo della neve, questa veniva distribuita con pale e badili e poi pressata in strati compatti, così da aumentarne la durata e rallentare la fusione. In questo modo la massa ghiacciata si manteneva fredda fino ad estate inoltrata

La neve non si raccoglieva nei dintorni del castello, ma veniva trasportata da fuori, in lunghi viaggi organizzati tra le conche naturali, i bordi delle strade e le zone d’ombra dove si era accumulata durante l’inverno. Era un lavoro collettivo e impegnativo: uomini, animali da tiro e carri procedevano in fila, spesso accompagnandosi con canti per tenere il ritmo. Il nevaio era al centro di un sapere pratico condiviso, fatto di tempi precisi e coordinazione.

Oggi, dopo il restauro, la ghiacciaia è di nuovo accessibile. Visitandola, si può intuire quanto fosse profondo il legame tra paesaggio, esigenze pratiche e capacità di adattamento. Un’architettura silenziosa che conserva la memoria di una sapienza concreta, in cui ogni risorsa naturale veniva rispettata e protetta.