
I Lecci
Il leccio è la grande quercia sempreverde del paesaggio mediterraneo, una presenza forte e resiliente, capace di attraversare secoli e climi diversi. Può crescere come albero isolato, segnando visivamente un cortile, un crinale o un podere, oppure formare grandi boschi che ricoprono versanti e valli.
La chioma, ampia e continua, è sostenuta da rami robusti che nel tempo si incurvano e si aprono, generando vaste zone d’ombra. Le foglie sono coriacee, persistenti e ben adattate all’ambiente mediterraneo: nelle piante giovani, specialmente quelle esposte al pascolo, assumono una forma spinosa e dentata per scoraggiare gli erbivori; negli esemplari adulti e maturi, più protetti, tendono invece a essere ovali, più morbide e intere. Questo cambiamento morfologico, oltre a difendere la pianta, ottimizza l’efficienza nella fotosintesi e limita la perdita d’acqua nei periodi più caldi.
I boschi di leccio ospitano una fauna varia: uccelli, piccoli mammiferi ma anche animali al pascolo. Le ghiande del leccio hanno infatti avuto un ruolo centrale nelle economie rurali tradizionali, nutrendo il bestiame e sostenendo sistemi di allevamento estensivo, legati a produzioni di alta qualità.
Il legno del leccio è particolarmente duro, compatto e resistente. Per queste proprietà, tra Ottocento e primo Novecento, fu utilizzato intensamente sia per la produzione di carbone vegetale, sia per realizzare traversine ferroviarie, diventando una risorsa strategica nella transizione verso l’era industriale.
Oggi i lecci disegnano i margini della radura sul Monte, seguendo una disposizione ad anfiteatro che enfatizza la forma naturale del terreno. La loro presenza accompagna la transizione tra le architetture dell’antico borgo medievale del Castello e l’adiacente chiesa dei Santi Gervaso e Protaso, edificata nel XVI secolo.
