
Viti Antiche
Il paesaggio collinare di Tabiano ha ospitato per secoli la coltivazione della vite. I filari di inizio Novecento erano composti di vitigni relativamente giovani, che avevano rimpiazzato quelli vecchi colpiti dalla filossera. Ogni podere possedeva il proprio piccolo vigneto, coltivato accanto a colture miste da reddito o da sussistenza. Le prime pratiche agronomiche derivavano dall’opera promossa dalle “Cattedre Ambulanti” di Antonio Bizzozero: un’iniziativa pionieristica dell’Ottocento pensata per portare l’istruzione tecnica direttamente agli agricoltori.
Le varietà coltivate un tempo erano rustiche, selezionate localmente in base alla resistenza, alla resa e alla compatibilità con il suolo. Il loro ciclo era regolato da un sapere maturato nel lavoro quotidiano più che nella teoria, fondato sulla stagionalità e sull’osservazione diretta. Con il progressivo abbandono dell’agricoltura tradizionale, molti impianti sono andati perduti, insieme a una parte importante del paesaggio agrario.
Oggi, un nuovo vigneto didattico è stato impiantato secondo criteri sostenibili, con varietà come Moscato Bianco, Malvasia di Candia, Barbera e Croatina (nota anche come Bonarda). Il disegno dei filari riprende le geometrie originarie, inserendosi con coerenza nel paesaggio restaurato.
Passeggiare tra queste viti è un modo per ritrovare le tracce di un sapere contadino sedimentato nel paesaggio: ogni tralcio rinnova il dialogo tra storia e territorio. L’uva veniva tradizionalmente pigiata in loco, utilizzando torchi manuali. Il vino fermentava in botti di legno, destinato principalmente al consumo familiare o alla vendita sfusa. Non era solo un prodotto agricolo, ma un elemento centrale nella vita sociale, economica e simbolica delle comunità rurali.
